mercoledì 25 maggio 2016

Parole in versi

 














Nelle scorse settimane, sono andata a scavare in mezzo a vecchi diari alla ricerca di parole che mi ispirassero. 
Ho trovato una discreta quantità di parole in versi di cui non ricordavo quasi nulla e mi sono ispirata.
E allora ho ripreso a scrivere poesie.
Non lo facevo da tempo... ne scrivevo diverse quando ero giovane, soprattutto quando ero malinconica, cosa che accadeva spesso.
Poi c'è stato un blackout di quasi vent'anni e adesso di nuovo.
Queste tre sono tra le mie preferite e sono recenti, anche se ciò che me le ha ispirate è passato remoto, anzi trapassato.



mercoledì 20 aprile 2016

Ti prendo per mano - Romina Power (libro)


Ho letto questo libro. Tutto d'un fiato.
Mi è piaciuto molto.

La storia è quella di Daria, una donna di 50 anni, che assiste la mamma malata di cancro per gli ultimi anni della sua vita. E, per far questo, molla tutto, lascia la sua città e si dedica completamente a lei, a quella stessa mamma che era stata così poco affettuosa con lei da bambina. E, in quel difficile periodo, si consolida un nuovo rapporto tra le due donne e "nasce" una nuova Daria, che, attraverso la meditazione e la religione buddista, ritrova la pace da tempo perduta.

Chi conosce un po' la storia di Romina Power, sa che ha davvero assistito la sua mamma negli ultimi anni della sua vita, mollando tutto per stare con lei ed ha davvero ritrovato la pace (e un meraviglioso sorriso), grazie al buddismo. Di tutto il contorno non so cosa ci sia di vero, ma immagino un bel po'.

Come ho detto prima, l'ho letto d'un fiato e apprezzato tanto.
Pur essendo un romanzo, il fatto che ci sia molto di vero mi ha colpito molto, perché le storie vere o anche solo quelle che sanno di vero, di vissuto (come le canzoni... analogia che mi viene spontanea, in questo caso), per me, sono sempre le più belle.
La solitudine della protagonista e l'inevitabile, triste e nota conclusione mi hanno commosso.
L'ho trovato gradevole da leggere, scorrevole, umano, vero e commovente.

E, dopo aver letto il libro, Romina Power mi piace ancora di più.

Questi sono Al Bano e Romina, nel giorno del loro matrimonio il 26/7/1970,
insieme a Linda Christian (la mamma di Romina)
Citazioni
Ci sono molte frasi che ho sottolineato, che mi hanno colpito e che condivido, ma ne devo scegliere qualcuna, altrimenti devo ricopiare mezzo libro. Scelgo queste. In corsivo, i miei commenti. 

Così è la vita: ti dà e ti toglie. "Siamo come ospiti che alloggiano in una camera d'albergo; le camere sono i nostri corpi. Ogni vita, cambiamo stanza"
Questo è un bel pensiero, che a me piace tanto e mi piacerebbe molto se fosse così. 

Dove si impara ad aiutare una madre che sta morendo?
Ecco, questa è proprio l'esperienza che in assoluto meno vorrei affrontare nella mia vita, visto il mio fortissimo legame con la mia mamma.

Non ci si può abituare, anzi non ci si deve abituare, né attaccare troppo, perché tutto può cambiare.
Concordo completamente, anche grazie a un' esperienza passata che me lo ha insegnato perfettamente.

Curioso quanto può essere facile lasciare andare un sogno.
Anche questa è una frase che sento mia. Quando succede qualcosa di grave, tutto il resto, anche quello che prima era il tuo sogno, svanisce.

A volte sento che più passa il tempo, più sarà difficile che qualcuno riesca a sradicare la tristezza che sto accumulando dentro di me.
Anche in questo caso, una cosa del genere l'ho vissuta e pensata anche io, tempo fa.

E' come se la mia vita fosse sospesa, in attesa.
Mi ci sento spesso, in attesa.

Sia che si rida, sia che si pianga, il tempo passa, quindi dovremmo ridere. La risata è la musica dell'anima.
Lo dico continuamente anche io.

Ciò che accade di negativo è fuori dal nostro controllo. Le nostre reazioni, invece, quelle sì le possiamo controllare.
Anche questa è una delle mie convinzioni, anche se non è sempre facile.

E' curioso come ci attacchiamo a questo contenitore, questo guscio, questo involucro della nostra anima o del nostro continuum mentale.
Già...

lunedì 29 febbraio 2016

Leonardo DiCaprio, Oscar's acceptance speech

Ammiro molto Leonardo DiCaprio, non solo perché trovo che sia un bravissimo attore, ma lo ammiro per il suo impegno per l'ambiente. Leo utilizza, infatti, i suoi social per far conoscere delle tematiche che sarebbero quasi sconosciute a molti. 
E il fatto che, dopo i dovuti ringraziamenti, abbia utilizzato anche il palco degli Oscar per dire qualcosa di utile per la collettività, mi è piaciuto molto. Anche se mi chiedo quanti di quelli che lo hanno applaudito condividano davvero quello che ha detto, o meglio, siano disposti a fare qualcosa davvero.




Making The Revenant was about man's relationship with the natural world, a world that we collectively felt in 2015 was the hottest year in recorded history. Our production team needed to go to the southern tip of this planet just to be able to find snow; climate change is real, and it's happening right now. It is the most urgent threat facing our entire species and we need to work collectively together and stop procrastinating. We need to support leaders around the world who do not speak for the big polluters or the big corporations, but who speak for all of humanity, for the indigenous people of the world, for the billions and billions of underprivileged people who will be most affected by this, for our children's children and for all the people out there whose voices have been drowned out by the politics of greed. Let us not take this planet for granted; I do not take tonight for granted.


Realizzare The Revenant ha riguardato la relazione tra l'uomo e il mondo della natura, un mondo che abbiamo tutti percepito nel 2015 come l'anno più caldo della storia. La produzione ha dovuto spostarsi all'estremo Sud per riuscire a trovare la neve. Il cambiamente climatico è reale e sta accadendo ora. È la più urgente minaccia che la nostra specie deve affrontare e dobbiamo lavorare tutti insieme senza procrastinare ulteriormente. Dobbiamo supportare i leader mondiali che non parlanno per conto degli inquinatori e delle grandi corporazioni, ma che parlano per conto dell'umanità, delle popolazioni indigene, dei miliardi e miliardi di persone svantaggiate che subiranno maggiormente tutto questo, per i figli dei nostri figli e per tutti coloro le cui voci sono state soffocate dall'avidità della politica. Non diamo per scontato il nostro pianeta, io non do per scontata questa serata.


sabato 27 febbraio 2016

Dodici anni

L'altro giorno, mi è capitato di guardare un pezzo di una trasmissione televisiva. 
C'era un tizio che, in seguito ad un incidente e a un trauma cranico, ha perso la memoria degli ultimi 12 anni della sua vita. Ha perso la memoria di TUTTO. Vita privata e professionale. Abitudini, quotidianità, conoscenze, ogni cosa.
Questa cosa mi ha colpito molto, perché ho sempre pensato che una cosa che mi davvero paura è perdere la memoria di quello che sono. 

C'è un film, tratto da un libro, si chiama Still Alice ed è veramente toccante. Parla di una donna, un'insegnante universitaria che si ammala di una forma di alzheimer precoce a 50 anni. L'ho visto proprio da poco e mi è rimasto in mente... probabilmente perché mi sembra che la mia memoria cominci a vacillare (più del solito). 
Perché, alcune volte, le persone mi dicono che mi hanno parlato di qualcosa e io non ricordo nulla, perché leggo i libri e, molte volte, dopo nemmeno un mese, non ricordo nemmeno vagamente la trama, perché mi sposto da una stanza all'altra per fare qualcosa e 8 volte su 10 non ricordo che cosa, perché capita che io non ricordi quale termine si usa per indicare un determinato oggetto. Questa cosa non mi succede per cose di lavoro (o almeno non ne ho contezza) e forse è per questo che ancora non sono preoccupata a livelli di allarme. Anche se ammetto che scriverli qui, mi sta facendo preoccupare un po' più del solito.
Una cosa che troverei davvero terribile sarebbe dimenticarmi di quanto ami i cani e tornare ad averne il terrore, come accadeva quando ero piccola (fino ai quindici anni circa) e, quindi, ritrovarmi a scappare spaventata se Pillo e Polly tentano di accucciarmisi addosso. Chissà come ne soffrirebbero, non capirebbero, poveretti.

immagine trovata in rete


Se io perdessi dodici anni di vita, cosa non ricorderei?
Che vivo in una casa bellissima, casa mia, 
che ho due cani che amo alla follia, 
che una delle persone più care non c'è più, 
che tengo aggiornati due blog e, negli ultimi anni, ne ho avuti cinque (tre che non aggiorno più), 
che uno di quelli che non aggiorno più era su Twilight,
che amo leggere blog altrui,
buona parte dei libri che ho letto,
che sono vegana,
che la norma su cui si basa il mio lavoro è stata revisionata altre due volte,
la mia macchina,
una delle mie più care amiche e tutta la sua famiglia,
il figlio di un'altra delle mie più care amiche,
che non frequento più alcune tra le persone che frequentavo più spesso,
che X e Y non sono più sposati/non stanno più insieme (vale per diversi X e Y),
che la ditta per cui lavoro ha chiuso,
che non ho più uno stipendio fisso,
che ho dei clienti miei e molti di questi non sono gli stessi di dodici anni fa,
che sono in un social network in cui sono registrate anche persone famose,
che ho appena comprato la terza lavatrice in undici anni,
che sono animalista,
che Friends è una delle mie serie tv preferite,
che SO cucinare e che amo stare ai fornelli.

Ho scritto le cose che mi sono venute in mente, così come mi sono venute.





mercoledì 24 febbraio 2016

Petaloso

Oggi, grazie ad un'amica, mi sono imbattuta in una cosa simpatica.
Un bambino (Matteo) ha inventato una parola, che è stata accettata dall'Accademia della Crusca, ma che necessita di essere usata da più persone perché sia inserita nei dizionari.
La storia la trovate qui.
La parola è petaloso.
E' una parola simpatica, mi fa pensare a qualcosa di tenero e di pieno.

Allora, siccome la parola deve essere utilizzata, ho pensato di dare il mio contributo con qualcosa di più articolato di "mi piacciono i fiori petalosi", che, va beh è vero, ma è un contributo abbastanza stupido.
Quindi
(ancora io spero un giorno che mi torni l'ispirazione e che mi venga di getto una bellissima storia da scrivere, magari per bambini)
ho ideato questa filastrocca un po' idiota ma che mi piace perché il protagonista è lo Stregatto, lo stesso dell'altra filastrocca nonsense (molto più bella di questa) che ho scritto qui.



Lo Stregatto scorse i petali colorati,
mentre era dormiente, su di un ramo appollaiato.
Ai piedi del suo albero erano nati.
invitanti e golosi giù sul prato.
Passarono di lì dei bimbi sdentati,
lo Stregatto intanto ronfava beato,
"Che bei fiori!", esclamarono estasiati
e l'umano vociare destò l'assonnato.
Mentre quelli già si erano chinati,
in silenzio il gatto si spostò di lato, 
in tempo per vedere i suoi fiori sradicati
e mogio tornò al suo ramo adorato.
Quanto vorrei averli addentati!,
bofonchiò pigro e assonnato,
erano fiori petalosi, da me i più amati.

Matteo, la filastrocca è proprio scema, scusami, ma spero serva alla tua causa.

mercoledì 17 febbraio 2016

L'origine della fobia per il dentista

Da qualche tempo, oltre a cercare di superare la paura di volare (anche se il fatto che il marito spesso sintonizzi la tv su documentari di disastri aerei mi sta facendo un po' vacillare in questo mio proposito), sto cercando di superare la paura, o meglio, il terrore puro del dentista.

Si può, a 44 anni, avere una paura pazzesca del dentista? Sì, si può.

A mia (lieve) discolpa c'è da dire che un paio di dentisti si sono messi proprio di buzzo buono per traumatizzarmi e farsi anche odiare, tra i 30 e i 20 anni anni fa. 
Venti anni fa, infatti, dopo aver frequentato uno studio dentistico ogni martedì pomeriggio per dieci anni, a causa di un apparecchio ortodontico, e aver, nel frattempo, subito un intervento che definire traumatizzante è poco, ho messo una croce sopra alla categoria.

Come molti bambini, verso gli undici / dodici anni, mi hanno messo l'apparecchio ai denti. 
Oggi vedo in giro apparecchi fashion, trasparenti e wowow, che ti potrebbe pure venire voglia di metterlo per moda (per dire), ma, a quei tempi, c'erano le bande di metallo attorno ai molari o premolari (non ricordo), i bottoncini di ferro incollati ai denti e i fili di ferro a collegare i bottoncini... niente wowow, a vedersi solo uno schifo metallico (e spesso doloroso) e basta. 
Va beh, succedeva a molti di doversi imbruttire per qualche mese a quell'età pur di avere un bel sorriso da grande (lo slogan dello studio dentistico in cui andavo, che io ricordo a memoria dopo tutto questo tempo, era "un bambino senza sorriso è come un giardino senza fiori"), ma io mi sono sempre distinta per qualcosa. Infatti, ai bambini normali toglievano l'apparecchio che ancora non erano entrati alle scuole superiori, io me lo sono fatto togliere, contro il parere del dentista che mi lanciava anatemi e mi ha fatto firmare diversi documenti in cui cercava di dissuadermi dall'interrompere la cura e mi avvisava che avrei perso tutti i benefici fino a quel punto acquisiti, quando ero al primo anno di università.



Ma non è che avevo i denti così terribili che ci è voluto tutto questo tempo per aggiustarli, è che avevo un canino che non voleva saperne di nascere e che stava adagiato dentro il mio palato. 
Perché questi (da cui ero in cura da quando ne avevo dodici) abbiano aspettato che compissi sedici anni per rendersi conto che quel dente non sarebbe mai nato spontaneamente, non lo so, tra l'altro di panoramiche me ne sono fatte diverse e immagino che un dente infilato in un palato dovrebbe anche essere visibile. Boh, sarà che dalle radiografie non si vedeva... comunque, a sedici anni, finalmente, hanno deciso di intervenire chirurgicamente per smuovere quel dente e attaccarci sopra uno di quei meravigliosi bottoncini e una  altrettanto meravigliosa catenella metallica che aveva la funzione di trascinarlo verso la gengiva e poi nella sua naturale allocazione.
E qui ha origine la mia fobia.
Per quello che ricordo e che sentivo dire, questo intervento a Catania non era molto diffuso, quindi io ero un caso clinico appetibile e a operarmi ricordo almeno sei/otto persone, che, impegnati a farmi fotografie e a scambiarsi pareri sulla tecnica, dell'aspetto umano si preoccupavano ben poco. Al di là del fatto che ero una ragazzina e già paurosa di base, ricordo ben poca empatia e, soprattutto, ricordo che l'intervento durò parecchio e che, a un certo punto, l'effetto dell'anestesia svanì o comunque si ridusse moltissimo... tanto che ricordo molto bene il dolore delle ultime scalpellate e dei punti nel palato. Chi era fuori ricorda le mie urla. E perché non mi hanno fatto un'altra anestesia resta un mistero per me, forse pensavano che fingessi.
Beh, forse è un pochino comprensibile se, appena vedo una siringa che si avvicina alla mia bocca, inizio a sudare freddo e se ho il terrore delle anestesie in generale, perché temo che l'effetto termini prima che l'intervento sia finito.
Comunque sia, sono sopravvissuta a questo trauma e quel canino, nell'arco di un paio di anni, è sceso, come da previsioni. La mia speranza era quella di togliermi quel maledetto apparecchio almeno per la maturità, ma nulla. Non so perché, ma questi denti, che comunque a me sembravano ormai drittissimi, non volevano saperne di sistemarsi come voleva il mio dentista. 
Passata la maturità e anche i primi esami universitari, un giorno di maggio del 1991, andai al controllo decisa a farmi togliere l'apparecchio a qualunque costo, perché non ne potevo più. Come ho detto prima, il parere del dentista e dell'equipe era universalmente contrario, ma io non avevo più la minima fiducia e avevo voglia di sorridere senza l'imbarazzo di questi ferri dentro la bocca.
Mi hanno tolto l'apparecchio e ricordo che ho passato tutto il giorno a guardarmi sorridere allo specchio e quello è stato uno dei momenti più belli della mia vita.

Per la cronaca, ho deciso, dopo 22 anni, di superare la fobia e di farmi un controllo.
Il dentista scelto ha uno studio wowow, con sala d'attesa luminosissima arredata con divani e poltrone e tv, la poltrona del dentista è fronte mare e c'è la musica in filo diffusione. Inoltre, il dentista (che ha sorriso tutto il tempo della visita) è stato ad ascoltarmi parlare della mia ansia, mi ha fatto vedere e ha commentato davanti a me la mia radiografia e le foto della mia dentatura, mi ha spiegato per filo e per segno tutto quello che pensa io debba fare e mi ha detto che non mi toglierà i denti del giudizio e non mi rimetterà l'apparecchio (due cose che mi erano state prospettate dall'ultimo dentista da cui ero stata, dopo essere fuggita da quelli dell'apparecchio!).
Come inizio non c'è male... domani iniziano i lavori effettivi e speriamo bene.
Ma questa volta sono fiduciosa.


giovedì 4 febbraio 2016

Vecchie e nuove passioni: colorare


Fonte
Qualche settimana fa mi trovavo in un'edicola e la mia attenzione è stata attirata da alcuni "libri per colorare" con illustrazioni particolari, certamente non specifici per bambini.
Grazie ad un'amica, ho poi scoperto che quelli non erano semplici e banali libri per colorare, ma erano Màndala. Onestamente, io non avevo nemmeno idea di cosa significasse, avevo sentito dire questa parola, ma non sapevo cosa fosse un mandala. Spinta dalla curiosità, ho letto qualcosa e ho scoperto che, dietro i mandala, c'è un mondo... basta cercarlo con google.
La definizione che più mi è sembrata chiara è questa:
il Mandala è un disegno a simmetria circolare, a volte contenuto in un riquadro, all'interno del quale si svolge un disegno di forma principalmente geometrica (fonte qui).


Libri comprati su Amazon per circa 10 euro in tutto.
Tra le altre cose, ho letto che i Mandala sono usati anche in psicoterapia e che hanno un potere rilassante e inducono alla meditazione e alla riflessione su se stessi. Jung ha detto che il mandala è una rappresentazione di noi stessi. Sono molto curiosa di sapere cosa disegnerei, se dovessi crearne da me.

Inoltre, sull'attività di colorare in generale, ho letto che

"secondo alcuni sostenitori del rilancio di questa attività (non tecnica), il rimanere entro le linee può infondere un senso di controllo e di padronanza sulla propria vita. Si dice che il movimento della matita o del pastello avanti e indietro all’interno dei confini prestabiliti, venga percepito come una forma di contenimento. Sicuramente può essere un’attività che incoraggia la concentrazione (se si colora da SOLI) e secondo alcuni esperti il “coloring” offre l'ulteriore vantaggio di riportarci ai tempi più semplici della nostra infanzia. COLORARE IN COMPAGNIA invece, fare colouring come attività di gruppo, attiva tutta una serie di meccanismi positivi dati dallo stare insieme e condividere con gli altri." 


E che
Secondo la psicologa Gloria Martínez Ayala, quando coloriamo attiviamo aree diverse dei nostri due emisferi celebrali. “L’attività coinvolge sia la logica, tramite cui coloriamo le forme, che la creatività, quando mischiamo e combiniamo i colori. In questo modo si mettono in modo le aree della corteccia cerebrale legate alla visione e ad abilità motorie raffinate [è necessaria la coordinazione per fare movimenti piccoli e precisi]. Il rilassamento che ne deriva abbassa l’attività dell’amigdala, una parte basilare del nostro cervello coinvolta nel controllo delle emozioni e che è colpita dallo stress”.
In parole semplici, l’attività di colorare ha un effetto de-stressante perché quando ci concentriamo su una particolare azione, ci focalizziamo su quella e non sulle nostre preoccupazioni. “Allo stesso tempo, però, sollecita la nostra immaginazione e ci riporta alla nostra infanzia, un periodo in cui quasi certamente eravamo molto meno stressati rispetto a oggi”. Questo ci conduce in modo immediato e inconscio al benessere, sostiene l’esperta.

Rimanere ore a disegnare o colorare induce certamente al rilassamento e alla meditazione. Almeno per me. E questa cosa di combinare i colori mi sta piacendo parecchio.
Poi, una cosa che mi ha incuriosito... da sempre, i miei colori preferiti sono il blu, il verde bottiglia, il viola, il lilla e il turchese, più o meno a pari merito. In questi miei due giorni di colori, invece, sto usando molto rosso, arancione e giallo che mi ispirano molto di più.

Sul significato dei colori, ho trovato questo:

Rosso
Colorare i mandala di Rosso aiuta a vivere con coraggio giorno per giorno. Il rosso, se viene utilizzato meditandolo sui mandala, vi guarirà dalla pigrizia e dall'indolenza, se vi affliggono, e vi aiuterà a orientare la vostra vita verso obiettivi e mete precedentemente definiti.
Nero
Il colore Nero è il colore dell'ovest, dove tramonta il sole. Un mandala con molto nero implica la necessità di un tempo di riflessione, di purificazione, di una “sosta” per osservarsi e scaricare qualunque cosa ci stia sovraccaricando.
Bianco
Il colore Bianco il cui elemento è l'aria e la direzione è il nord, nei mandala rappresenta il mentale ideale, l'intuitivo. Nei mandala lasciare degli spazi in bianco è il simbolo del contatto con la nostra piccola mente con la Mente Suprema e denota un desiderio di ricevere idee superiori o di raggiungere gradi di maggiore e elevata comprensione del divino nell'umano.
Giallo
Il colore Giallo che nei mandala rappresenta l'intelletto o la mente, rappresenta fioritura, chiarezza, intelligenza saggia del risveglio, denota crescita, evoluzione, carattere sereno, gratificante, eccittante e annuncia una certa qualità di chiaroveggenza.
Azzurro
Il colore Azzurro rappresenta lo spirituale o il sublime, ciò che si manifesta, ciò che sfida tutti i limiti, un carattere in movimento verso ciò che a volte si intuisce con l'immaginazione, il sogno ad occhi aperti, femminile (tenerezza e generosità), apertura spirituale.
Verde
Il colore Verde nel mandala rappresenta l'elemento terra, cioè la propria natura più aperta, nobile e debordante. Indica la crescita sana di tutto ciò che germoglia in voi, indica il naturale e l'ovvio, la logica, la precisione e anche la necessità di spazio personale.
Arancione
Il colore Arancione indica un tempo di calore e di soddisfazione. La sua energia, più moderata di quella del rosso, favorisce l'allegria. E' il colore delle forti rinunce mondane a favore di elevati obiettivi spirituali.
Viola
Il colore Viola, nei mandala indica il ludico e il trascendente finalmente uniti in armonia. La vita che fiorisce con lo spirituale, il materiale in calda fusione tra soggetto e oggetto, l'incanto di sapere di essere, più che un “io”, un “noi”.
Marrone
Il colore Marrone è il colore che porta ricordi di suoli fertili e raccolti o terre pronte per una nuova semina. Rappresenta il campo dissodato, la vita che si apre a nuovi solchi, l'anima che scopre se stessa; ci suggerisce che qualcosa di noi già era lì, dove noi siamo ora, che tutto nel momento in cui succede è già passato.



Da piccola non ricordo se mi piacesse colorare, forse no perché non ero brava... finivo sempre oltre i bordi, calcavo troppo il pennarello o il pastello e cambiavo sempre direzione, quindi c'erano sempre buchi o strisciate orrende di colore. So però quanto colorare mi piaccia da grande. Tengo sempre a casa libri per colorare, pennarelli e matite colorate per i figli delle mie amiche... e, spesso, insieme a loro, coloro io... Topolino, Scooby Doo, Dora l'esploratrice, tra gli altri.

Così, qualche tempo fa, ho deciso di comprare qualche libro un po' meno da bambini (di Mandala e non) e, armata di pennarelli e matite colorate, ogni giorno, trascorro un po' di tempo colorando.

Per colorare questo disegno, ho usato dei colori a cera, dei mozziconi per essere precisa, che risalgono alla mia prima elementare... hanno quindi quasi 40 anni, ma sono i migliori colori a cera del mondo.
Idem. Anche qui i colori a cena di 40 anni fa.

Questi colori sono i pastelli acquerellabili... non li avevo mai usati prima di ieri: sono davvero particolari e danno un risultato molto bello. Sembrano davvero acquerelli.


sabato 30 gennaio 2016

Punto.


Penso che omosessuali e eterosessuali abbiano gli stessi diritti, 
compreso quello di sposarsi e avere figli.

Non ho mai capito perché c'è chi si batte tanto strenuamente per negare i diritti alle altre persone.
Oltretutto, trovo profondamente fuori luogo (e molto ipocrita) questa difesa della "famiglia tradizionale".
E poi, quale famiglia tradizionale? 
Quella fatta da persone sposate "tradizionalmente" (e che  magari vanno pure in chiesa) e che frequentano prostitute (magari minorenni) o che hanno una o più amanti e figli in giro o che amano fare turismo sessuale quando la moglie/marito resta a casa con i figli?
(e che sono quelli che più si battono per difendere la loro ipocritissima famiglia tradizionale)
E poi le madri o i padri single/vedovi/divorziati? 
Togliamo i figli anche a loro, perché "i figli hanno bisogno di un padre e una madre"?!
I figli hanno bisogno di essere amati ed educati. 
L'essere capace di dare amore e di educare non ha nulla a che vedere con il sesso del genitore, ma con il suo essere persona.
Punto.


martedì 26 gennaio 2016

Fiorello qualche tempo fa


Fiorello è una delle persone più divertenti che io conosca... purtroppo, ovviamente, non lo conosco dal vivo anche se mi piacerebbe molto (e non succederà mai).

Qualche tempo fa abbiamo guardando un suo programma su Sky e ci siamo fatti un sacco di risate.

Parlava di ragazzi e ragazze adolescenti e di sua figlia che adesso è piccola e che tra una decina di anni probabilmente gli porterà a casa un fidanzato.

Si chiama Jonathan... Io avevo sempre pensato a un genero con un nome come Santino o Carmelo, non Jonathan!! E poi arriverà a casa mia camminando così (imita uno che cammina con dei pesi attaccati), magari a quel tempo andranno di moda i tostapani appesi ai testicoli (la gente ride e lui commenta "E che ne possiamo sapere?!") e mi dirà "Io vorrò bene a sua figlia per sempre". Allora mima una pistola con le mani e dice "Per sempre, finchè morte non vi separi... cioè ora!"
Bang!


Bambini e cani

Foto presa qui.
Foto presa qui.

Torno a parlare di cani, dopo un bel po'. 
Ma, più che di cani, di persone che interagiscono con i cani, nella fattispecie bambini. 
L'altro giorno ho assistito, mio malgrado, a una scena che mi ha fatto venire voglia di prendere a parolacce la mamma di una bimba circa quattrenne. La bimba, dopo aver fatto una serie di monellerie non cane correlate, alcune delle quali pericolose, ha rivolto la sua attenzione al suo sfortunato animaletto domestico: un cagnolino molto simile a Pillo e forse ancora più piccolo e simil-pupazzetto di pelouche. Come spesso fanno i bambini, gli si è lanciata addosso (questo cagnolino certamente era molto più piccolo di lei e forse gli ha fatto pure male, oltre a infastidirlo) e lo ha torturato alla maniera tipica dei bimbi piccoli, infilandogli le dita negli occhi, nelle orecchie, stringendogli il collo in un abbraccio, tirandogli la coda e cose così. Tutto questo per almeno cinque minuti di fila, senza che la mamma dicesse una sola parola. E no, il cane non ne era contento, ne era visibilmente infastidito.
Ecco, a me vedere queste cose infastidisce parecchio.
Perché poi, quando il cane morde il bimbo, sono tutti pronti a dire che il cane è pazzo, è pericoloso e va soppresso.
Quel cagnetto non credo morderà mai quella bambina pestifera e nemmeno glielo auguro ovviamente, però potrebbe succedere e non perché il cane è pazzo, ma perché la bambina gli sta dando un fastidio incredibile e sta facendo (inconsapevolmente) di tutto per portarlo all'esasperazione canina, che al 90%, si traduce con un morso.
L'educazione dei bambini è fondamentale: un bambino piccolo, lasciato in balia di se stesso, potrebbe non arrivare vivo alla sera... ma quando si tratta dell'interazione con i cani, spesso, li si lascia così, senza guida alcuna, liberi di fare ciò che vogliono al povero animaletto.
Perché?